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Tecniche di arte musiva e storia del mosaico |
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Scritto da Sebi Arena
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Pagina 1 di 2 Il mosaico, come espressione artistica, lungi dal rappresentare la sorella emula o seguace della pittura, ha mostrato di essere un mezzo a s? potendo ricercare e creare effetti anche molto diversi da quelli della pittura stessa. Brillanti e peculiari effetti venivano ottenuti talvolta inclinando opportunamente le tessere musive in modo da catturare meglio e rifrangere la luce che le colpiva. Le composizioni musive, fin dalla più remota epoca romana, venivano ottenute mediante l’accostamento di piccoli frammenti lapidei il cui cromatismo, più o meno ricco, è dovuto all’utilizzo di materiali provenienti anche da luoghi lontani. Per lo più si trattava di piccole tessere di marmi pregiati i cui variegati colori permettevano di riprodurre anche le tonalità delicate dei volti e dei panneggi delle vesti.
Per poter realizzare la composizione, da parete o da pavimento, l’artista doveva eseguire un disegno o uno schizzo preparatorio sul primo strato d’intonaco, poi continuava con colori ad acqua per poter creare la base d’inserimento delle tessere cromatiche cementate con fine malta. Va detto che le figurazioni più antiche di tecnica musiva si ritrovano in Asia Minore e in Egitto in rare realizzazioni effettuate con frammenti di lapislazzuli e di madreperla; successivamente la maggiore presenza e diffusione si ritrova nella civiltà greca a cominciare dal V sec. a.C. il cui apice e splendore artistico si ebbe certamente nel periodo ellenistico. Ma i motivi geometrici e floreali fin qui elaborati furono pressoche' trascurati nel mondo romano seppure la loro presenza non sarà mai abbandonata del tutto essendo essi utilizzati come riempitivi nei grandi spazi pavimentali o nelle sale di minore importanza. La rappresentazione narrativa fece capolino con scene di complessità e grandiosità sempre crescente ( v. i mosaici ritrovati a Pompei e conservati al Museo Nazionale di Napoli) la cui scelta dei colori e la composizione scenica evidenzia una maturazione tecnica in grado, mediante velature, chiaroscuri e ombre, di suggerire la profondità dello spazio). Tutto ciò fu possibile col progressivo utilizzo di tessere squadrate multicolori che sostituirono gradualmente i levigati ciottoli di fiume. Infatti i tasselli, di più o meno piccole dimensioni, si accostavano meglio tra di loro e potevano rendere più efficacemente gli effetti chiaroscurali e con risultati stilistici davvero notevoli. Val la pena di riferire che l'opus sectile (V. il pavimento basilicale della Villa del Casale di Piazza Armerina) era ottenuto con tarsie marmoree multicolori in genere tagliati geometricamente a rombi, quadrati, triangoli, ecc, e talora accostati in modo da comporre figure complesse a stuoia il cui disegno d’insieme offriva la visione di una pavimentazione pregiata e lussuosa. << Inizio < Prec. 1 2 Pross. > Fine >> |