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Il Museo archeologico nazionale di Napoli custodisce probabilmente la raccolta più completa di opere relative alla civiltà del mondo classico. Questo perch? le opere provengono sia dagli scavi archeologici delle città di Ercolano e Pompei, sia dalle collezioni private della famiglia Farnese. A queste opere si aggiungono inoltre le opere provenienti dalle scoperte avvenute nel Reame di Napoli, confluite qui quando ancora non esistevano musei locali, e da altre collezioni private. Il palazzo, che ospita il museo, fu edificato nel 1585 per essere adibito a scuderia; tuttavia fu ben presto trasformato (1610 ca.) in Università degli studi per volere dell’allora Vicerè Pedro Fernandez de Castro. Fu proprio qui che Giambattista Vico diede lezioni di retorica. Attorno al 1750 l’edificio fu ingrandito e, terminata la sua funzione universitaria, adibito a museo (1787). Al suo interno possiamo schematicamente suddividere le opere in tre grandi settori: sculture pitture e mosaici ceramiche e arti minori Tra le varie opere, tutte di rara bellezza e di grande interesse storico-artistico, troviamo due splendide opere musive: la “Battaglia di Alessandro a Isso” ed il “Mosaico di Dioskurides”. La “Battaglia di Alessandro a Isso” è una riproduzione a mosaico di una pittura della fine del IV secolo a.C. attribuibile a un grande artista di quel periodo (Filosseno di Eretria, Aristide di Tebe, Elena di Alessandria). Fu rinvenuto a Pompei nella sala principale della Casa del Fauno, tra le ville pompeiane più sfarzose e antiche. Il mosaico rappresenta la Battaglia di Isso fra l’esercito di Alessandro Magno e l’esercito persiano di Dario; Alessandro a cavallo procede vittorioso, mentre Dario cerca di fuggire su di un carro aiutato dai suoi fedeli soldati che si sacrificano per lui. L’opera è veramente straordinaria sia per la sua fine e accurata realizzazione, sia per il senso di movimento e di moltitudine ottenuto mediante la raffigurazione di pochi personaggi. Il “Mosaico di Dioskurides” prende nome del suo fautore originario di Samo. Probabilmente si riferisce ad una scena di qualche commedia greca. Questo mosaico non è tanto importante per ciò che raffigura, ma per la tecnica realizzativa che sfrutta sapientemente i chiaroscuri per suggerire plasticamente le idee di profondità e spazio. E' presente inoltre, all’interno del museo, un altro mosaico degno di menzione. Esso è denominato “Ritratto femminile” ed è un fine esempio di arte musiva in età ellenistica. Non è altro che un quadretto ritrovato icastonato nel pavimento di villa pompeiana. Alcuni studiosi affermano che si tratti del ritratto della padrona della villa, ma secondo altri è più probabilmente il ritratto di una poetessa o di una principessa dell’epoca. La donna raffigurata è abbigliata con una tunica e un mantello e adornata sobriamente con una collana e degli orecchini d’oro.
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